leggenda irlandese riscritta in rima da Michelangelo Rossato
Lontano, a Nord, tranquillo viveva
un giovane uomo irlandese.
Né moglie né figli aveva,
ma il suo animo era sempre cortese.
In tutto il villaggio lui era il solo
che doveva ancora sposarsi:
come se il suo amore avesse preso il volo
e gli impedisse di innamorarsi.
- Voglio aspettare, non c’è per niente fretta,
voglio una donna che possa diventare
la mia amabile sposa diletta,
e con lei mi vorrò sposare.
Rispose Jack, così si chiamava,
alla gente che lo derideva.
Una sera Jack pacifico pescava
e ai suoi occhi quasi non credeva:
una foca bianca in mare nuotava,
un animale dal mistero eterno
nei suoi movimenti Jack ritrovava
la bellezza dell’inverno.
Del giovane non si era accorta:
nuotava verso uno scoglio.
E ora, distesa come morta
in un malinconico cordoglio,
la foca candida si era appostata
sulla viscida, dura roccia.
Jack la barca aveva ancorata
e, senza muovere una goccia,
in acqua silenziosamente entrò
avvicinandosi alla creatura
la sua figura curiosamente scrutò
senza incuterle paura.
La pelle di foca, scivolosa si levò
mostrando il suo vero aspetto alla luna:
non foca, ma bellissima donna si mostrò
al giovane uomo pieno di fortuna.
Una semplice foca non era
quella che Jack aveva veduto
era una Salkie, una fanciulla vera
racchiusa in una pelle di velluto.
- Chi ruba ad una Salkie la sua pelle
l’avrà per sempre come sposa
Leggevano i vecchi dalle stelle.
Così Jack rubò alla bella rosa
il suo eburneo nascondiglio:
poi andò vicino trionfante
alla Salkie dolce come un giglio.
Lei a quel punto era rimasta impotente
ora che la sua pelle di foca non aveva,
guardava il ladro, scrutava nella sua mente
guardava Jack e non lo temeva.
Conosceva gli uomini: predatori cupi e tristi,
sarebbe scappata davanti ad uno di loro
ma di belli come Jack non ne aveva mai visti.
Lui aveva i capelli lucenti come l’oro
e con un sorriso le porse la mano:
la Salkie l’afferrò e alzatasi in piedi
lo baciò sulle labbra: un gesto arcano.
La sera Jack tornò in barca al villaggio
e nessuno credeva a quel che vedeva:
una fanciulla bella come un miraggio
assieme a Jack sedeva.
- È straniera, parla molto poco,
da un popolo lontano proviene
Spiegò Jack quasi per gioco,
rinnegando l’oceano e le sue sirene.
La ragazza del mare presto Jack sposò
con una ricca e allegra festa,
ma negli occhi della donna qualcosa si notò,
poiché girava sempre la testa
cercando con lo sguardo le onde del mare,
spiando le foche e il sole calante.
Ma non poteva nel suo regno tornare:
doveva accudire, il suo dolce amante.
Gli anni passarono come minuti
e Jack visse felice con la ragazza,
ebbero sei figli, tutti e sei muti;
parlavano la lingua di un’altra razza.
Tutto il giorno stavano in mare
a nuotare assieme alla madre
tutti e sei sapevano nuotare
e di questo era felice il padre.
La donna del mare era una moglie meravigliosa,
cucinava cibo sconusciuto e prelibato,
amava Jack più di ogni cosa
e i suoi figli non avrebbe abbandonato.
Una sera in cui Jack era a pescare
e in cielo dominavano le stelle
una sua figlia, alla madre, andò a domandare
- Perché papà nasconde in cantina una pelle
morbida e bianca come la panna?
La giovane donna un sospiro lasciò
e si diresse correndo alla capanna.
Quando, più tardi, Jack a casa tornò,
trovò solo i figli e una lanterna accesa
- La mamma è scappata,
verso la costa è scesa:
sopra le spalle si era posata
un vestito di pelle bianco.
La Salkie aveva trovato la sua pelle
e Jack si accasciò triste e stanco.
Si diresse alla costa, sotto le stelle
e, scrutando il mare
vide qualcosa che lontano stava:
una foca candida vedeva nuotare
sentiva che era lei, quella che amava.
Da quel giorno in poi Jack mai più pescò
e una foca magica si appostava sulla costa:
proteggeva i suoi figli e non li lasciò
poiché su un alto scoglio si era posta.
Triste ricordo Jack deve sopportare
Né può scordare la donna del mare
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