Su di un ramo

poesia di Michelangelo Rossato

Il mio vestito di pietra
L’ho cucito
una sera di mezz’inverno,
ho usato il filo di tante sconfitte
Il tessuto è pregiato,
tanto quanto
il fine è il garbo
dell’uomo che gioca e beve.
Non lo indosso mai,
lo nascondo nella cantina
delle mie idee incatenate.
Corredato da gioielli
di buio,
impreziosito
da perle di vetro.
Quando lo porto sulle spalle,
sono vuoto.
Quando infilo
le sue maniche,
divento come
il cauto camaleonte
che continua il suo viaggio su di un ramo,
con equilibrio instabile
Sono sazio della giustizia
e non ho bisogno di rubare risposte
alle finestre sorridenti.
Se tutti ne fabbricassero uno,
un facile,
malleabile,
vestito di pietra
permetterebbe di non farsi vedere
Passeggiare invisibili nella folla,
sfiorare l’alito di stati di olio,
o non vedere le ferite aperte,
inondate di sabbia e sale.
Come un vestito di nulla
come un mantello di nebbia,
paragonabile a una macchia
impassibile che esiste,
ma non si vede
Conterò fino a dieci,
in funzione della repressione
che infesta il mio ònore
Poi scomparirò nel mio corpo,
come le biglie che si spargono
sul pavimento
dell’alveare,
mi disperderò
in me.

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