CenerentolaFilastrocca comico splatter di Michelangelo Rossato |
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C’era una
volta e forse c’è ancora,
un padre, una madre e una figlia mora;
Era così bella e così piena di bontà,
che il padre la trovava una rarità.
Ma, ahimè la sua mammina,
una brutta e nebbiosa mattina,
andò con l’auto dentro un fossato;
il padre era disperato!
Erano rimasti tutti a lui gli scontrini,
dei grandi magazzini,
che la consorte andava ogni giorno a visitare
e aveva sempre qualcosa da comprare.
Ma la povera figlioletta, pensò il padre,
non poteva restare senza madre,
così sposò una ricca nobildonna,
con due figlie dall’alito di fogna.
Il padre dopo poco morì di soffio al cuore,
sulla tomba la moglie non portò nemmeno un fiore.
E così la matrigna e le sue brutte figlie,
mandarono la bambina a lavar le stoviglie;
la poverina si sporcò la faccia di nero,
e le mani si riempirono di rughe per davvero!
Poiché la sua faccia era nera come una pentola,
le sorellastre la chiamarono "Cenerentola".
E così passarono molti anni
e Cenerentola continuò a lavare i panni.
La matrigna diceva tutte le mattine:
-"Cenerentola, hai indossato le pattine?"
Oppure le brutte sorellastre dicevano la sera:
-"Ti sei dimenticata di passare la cera!"
Cenerentola era stanca fino al midollo,
quanto avrebbe voluto tirare loro il collo!
Ma doveva purtroppo lavorare,
pulire, cucinare e strofinare.
Fu un giorno che arrivò di prima mattina,
una graziosa letterina;
c’era scritto in grande e in stampatello:
"INVITO A CASTELLO!
Tutte le fanciulle della città,
dovranno venire al gran galà,
che si terrà stasera alle otto.
Essere puntuali come un botto!
Poiché il principe sceglierà,
colei che sua sposa diverrà."
Subito le tre brutte befane,
sentirono le sante campane
suonare, puntuali come un dardo,
le sei di sera, che ritardo!
Così la prima sorellastra urlò come un lupo:
-"Stirami il vestito di seta e di velluto!"
Poi rimproverò a Cenerentola sempre rivolta:
-"Dai, spicciati a stirare, brutta stolta!"
La seconda strega, disse irata ed egoista:
-"Pistaaa!"
E così dicendo rubò alla sorella,
la povera Cinderella.
-"Presto stringimi al petto
questo magnifico corpetto,
devo sembrare magra come i fili,
e nascondere i miei 90 chili!"
Ma poco dopo arrivò con aria ghigna
la fastidiosa matrigna,
che disse con voce da bue:
-"Cenerentola, lascia star loro due,
vieni a mettermi la parrucca,
quella fulva, color zucca!"
Così Cenerentola lavorò seccata
per tutta la serata,
stirando vestiti e infilando parrucche,
a quelle tre brutte bacucche.
Poi, un po’ timida domandò lesta:
-"Posso venire anch’io alla festa?"
Le tre donnacce risero schifate:
-"Ma che dici? Che baggianate!
Ce lo vedi un principe a ballare
con una sguattera che sa solo stirare?
Ma cosa speri? Che ti faccia sua fidanzata?
Al massimo ti farà pulir la grata!"
Così le perfide andarono alle otto,
verso castello, immerse in un complotto
per far sposare a una delle tre,
il povero principe, ahimè!
Cenerentola rimasta sola come un cane,
tagliò a metà una pagnotta di pane,
e poi ci infilò tre fette di mortadella
e si cucinò in padella
tre uova al tegamino,
che mangiò assieme al panino.
Prese il telecomando per accendere la tivù,
ma d’un tratto sentì: "Bidibibodibibù!".
E così apparve dalla cantina,
una cicciotta fata madrina.
Lei le disse gentilmente:
-"Ho perso la strada probabilmente!
Tu carina tutta sporca di vapore,
mi potresti aiutare, per favore?"
-"Oh, che miracolo, una fata!"
Urlò Cenerentola tutta esaltata,
pensando che quella era un ottima situazione,
per un ricatto, che emozione!
-"Se non vuoi che la testa ti tagli via,
devi esaudire un desiderio, fata mia!
Presto, datti da fare,
voglio andare a castello a ballare!"
Così la fata prese la bacchetta,
e disse: -"Presto, desidera in fretta!"
Allora Cenerentola urlò schietta:
-"Non voglio una sporca maglietta:
fammi un vestito di pizzi e merletti,
voglio collane, perle e braccialetti;
poi, non farmi dei luridi calzini,
voglio le calze di nylon, quelle fini!
Voglio un taglio carino e, cosa importante,
una scollatura da donna aitante.
Poi per finire, cosuccia poco costosa,
delle scarpe di cristallo, quelle da sposa!"
Così d’un colpo Cenerentola si trovò
vestita come una top-model, hoibò!
Poi disse alla fata madrina,
con una voce ben poco carina:
-"Brutta imbrogliona, che tranello!
Io come faccio ad arrivare a castello?"
-"Beh, bambina" rispose lei
"questi non son mica fatti miei!"
Così, di botto la fatona sparì
lasciando Cenerentola abbandonata lì.
Ma la fanciulla, sagace servetta,
pensò subito: la motocicletta!
Beh, una carrozza proprio non era,
però quel catorcio aveva una bella cera;
presto detto che fatto,
furba come un gatto,
Cenerentola la moto insellò,
e verso castello andò.
Arrivata al parcheggio reale,
assicurò la vespa con un lucchetto da cinghiale,
salì le scale e, tutta sfavillante
andò incontro al principe all’istante.
-"Ciao bel principe azzurro"
Disse lieve come un sussurro
-"Ti andrebbe di ballare con mè
un liscio frenato bèh?
Il principe stupito, pieno di pensieri,
rispose: "Si, volentieri!"
Così i due, lanciatisi in pista,
balzarono di tutti alla vista.
-"Ma chi è quella screanzata!"
Disse una sorellastra indignata.
Ma poi durante il ballo,
risuonò una campana da sballo.
-"Oh, già mezzanotte, maledizione,
c’è la mia fiction preferita in televisione!
Non posso perdere la puntata
in cui Sara, la fidanzata,
lascia per l’ennesima volta il marito:
cose da tagliarsi un dito!"
Così dicendo, la nostra eroina,
cominciò a correre, perdendo una scarpina.
Arrivata alle scale, inciampò bruscamente
e ruzzolò ininterrottamente.
Arrivata alla fine, mezza storta
corse verso l’uscita e aprì la porta.
-"No! Resta, non conosco il tuo nome!"
disse il principe affacciato sul balcone.
-"È no, qui con te non posso restare,
o non saprei cosa a Sara potrà capitare!"
Presa la vespa e acceso il motore
disse Cenerentola: "Ci vediamo amore!"
Arrivata a casa a mezzanotte in punto,
nascose il vestito ormai tutto unto:
-"Dovrò metterlo a lavare
se voglio a palazzo ritornare!"
Poi s’accorse di aver perso la scarpina
e disse: "Ma porca la gallina!".
Ma, cosa più importante,
si posizionò sulla poltrona tutta aitante:
accese la TV e, con i pop-corn in mano,
sognò di essere a castello, ma invano.
Dopo alcune ore, tornaron le tre invasate
sbronze di birra e assai contrariate.
Spogliatesi dai vestiti e infilate le vestaglie,
mandarono Cenerentola a pulire le stoviglie.
La matrigna disse fra se e se:
"Perché è toccato a me?"
Infatti quel ballo era l’unica opportunità
per maritare le figlie, ma ecco qua,
una rivale tutta perfettina,
altro che quelle due, con la voce da cretina.
Intanto a castello, il principe aveva trovato
la scarpina che Cenerentola aveva lasciato.
"Devo assolutamente ritrovare,
la dama che mi ha saputo incantare:
farò provare a tutte questa scarpetta,
così troverò la mia sposa diletta!"
La mattina seguente, salito a cavallo
e presa con se la scarpina di cristallo,
il principe si diresse a paese a cercare,
la donna che avrebbe dovuto sposare.
Andando in ogni casa, a provar la calzatura,
non trovò nessun piedino di quella misura.
Infine arrivò nella villa della matrigna,
la quale, con aria ghigna,
dovette vestirsi in tutta fretta,
per accogliere principe e scarpetta.
-"Oh, sua maestà,
che gran piacere ci fa
questa visita inaspettata!"
Sibilò la donna tutta truccata.
Giunte le altre due al salotto,
si inchinarono al principe di botto.
-"Dovete sapere, mie suddite amate
che devo provar una scarpa a tutte le invitate:
a chi andrà bene, sarà di diritto
la sposa del sottoscritto."
Disse lui colmo di gentilezza,
tirando fuori la scarpa con delicatezza.
"Ma che coincidenza! Proprio ieri, alla festa,
ho perso la mia scarpina! Ed è proprio questa!"
Disse una delle sorellastre con voce da colibrì
-"Siete stato gentile a portarla qui!"
Ma l’altra, invidiosa sobbalzò:
-"Eh no! Non è questa la tua scarpaccia,
è la mia, ci giurerei la faccia!"
Il principe vedendole litigare,
urlò prepotente: "Basta mie care!
Se siete in tenzone,
ci vuole poco per risolvere la questione:
dovete provare la calzatura tutt’e due
e chi perde, resti pure sulle sue!"
Il principe porse la scarpa preziosa,
alla sorellastra meno graziosa,
questa la prese e, infilatoci il piedone
disse alla madre: -"Ho avuto un irritazione!
È per questo che non ci passo:
devono essere stati i microbi di quel tasso
che ieri sera abbiamo investito
e che il mio piede non ha certo gradito!"
Ma, vedendo che il principe non le credeva affatto,
e stava già porgendo la scarpa all’altro ratto,
la strega escogitò qualcosa di più convincente:
la deficiente,
presa la spada del principe, la fece roteare,
e, senza esitare,
si tagliò l’alluce di netto
e si infilò la scarpa al piede maledetto.
-"Ecco, vedete, il gonfiore mi è passato,
il piede non è più malato!
Guardate che piede snello:
la scarpa mi va a pennello!"
Il principe, presa la calzatura,
la porse all’altra brutta creatura.
Anche a questa la scarpa stringeva,
ma già un’idea in testa aveva:
cosa fece questa, si è forse arresa?
Eh no! lei aveva una pretesa:
brandì la spada e tagliò il gran tallone;
così la scarpina passò per il piedone.
Sentendo la matrigna urlare a squarciagola,
Cenerentola, in lavanderia tutta sola,
s’insospettì e, salita col cestello
trovò in salotto un disgustoso macello:
un alluce e un tallone volati via,
e una scarpa di cristallo insanguinata, mamma mia!
-"Oh, ma questa è la mia scarpina!"
disse la fanciulla, lasciando la cestina:
con un gesto breve e senza complicazioni
senza tagliar alluci o talloni,
Cenerentola calzò la scarpa preziosa:
era lei la dama misteriosa!
Mentre la matrigna pensava alla vendetta,
Cenerentola tirò fuori l’altra scarpetta!
Indossate tutte e due le calzature preziose,
i due amanti salutarono le tre invidiose.
Al matrimonio, non mancava nessuno,
c’era persino il macellaio, non ne mancava uno!
Perfino la matrigna e le sue figlie eran presenti,
ma loro avevano ben diversi intenti
volevano vendicarsi della perdita meritata
far cadere Cenerentola dalla lunga scalinata.
Quando il principe e la sua amata,
vestita magnificamente e tutta ingioiellata,
stavano scendendo dai lunghi gradini,
ecco già pronto il piede quasi perfetto
di una sorellastra, per fare lo sgambetto;
ma, per fortuna della sposa, delle colombe intelligenti,
volaron sul viso delle tre fetenti.
Cavaron gli occhi a tutte e tre,
e Cenerentola disse: "Ahimè!".
Mentre le tre urlavano invano,
i due sposi salirono sullo scorrimano:
dopo un lungo e spassoso scivolone,
arrivarono a meta senza alcuna uccisione.
Salirono in nave e, issate le vele,
partirono per una felice luna di miele.
La torta nuziale non venne mai mangiata,
pur essendo di panna e cioccolata:
al posto delle ciliegine eran caduti
sei occhi sanguinanti e assai cocciuti
FINE