BiancaneveFilastrocca comico splatter di Michelangelo Rossato |
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Biancaneve
In mezzo alle verdi montagne, stava un paese,
il suo sovrano era un re buono e cortese.
Un dì che la regina cuciva all’uncinetto
le scivolò l’ago sul dito benedetto:
-"Porca la patata! Che male cane!
Urlò la sovrana alzando le sottane.
Uscirono dal dito tre gocce di sangue rosso,
caddero sulla finestra di ebano grosso;
siccome era inverno ed era freddo pungente
il sangue si mischiò alla neve immediatamente.
-"Che bel colore, che rosa affascinante!
Pensò la regina tutta aitante.
-"Vorrei una figlia con la pelle così cordiale,
i capelli neri come l’ebano del davanzale,
e le labbra rosse come il sangue lucente!
Fu così che si esaudì il desiderio promettente!
Dopo circa una settimana, la regina buona e lieve
diede alla luce la principessa Biancaneve!
Poco dopo, però, la regina
andò a fare una passeggiatina;
teneva il naso sempre all’insù
e non guardava cosa c’era giù:
cadde in un tombino e ci lasciò la vita.
-“Ma guarda quella rimbambita!
Protestò il marito
assai seccato e agguerrito
(anche se la seccatura non ci stava,
poiché il re, mica tanto l’amava!).
Dopo aver messo l’annuncio sul giornale,
una fila di fanciulle di famiglia reale
si presentarono alla soglia della porta,
tutte sensuali con una minigonna corta.
Fra le centomila concorrenti,
scartate le più fetenti,
venne scelta una donna prosperosa
che divenne, del re la sposa.
Tutti erano felici e battevano le mani
al matrimonio dei coniugi sovrani!
Anche se, Biancaneve, la figlia del re,
se ne stava in casa a bere il tè.
Non era andata al matrimonio, quella testa di pigna:
detestava già la sua bella matrigna!
La nuova sovrana, nascondeva segreti oscuri,
poiché aveva poteri da strega, da far crepare i muri!
Poteva spaccar ossa con lo sguardo,
tramutare in oro il lardo.
Dentro una stanza dalle dimensioni mega,
nascondeva le cose che servono ad una strega:
oltre ai filtri e alle magiche pozioni
nascondeva incantesimi e maledizioni,
ma in particolare possedeva
una cosa che gelosa nascondeva;
era un oggetto dal potere pietrificante:
uno specchio magico e parlante.
Ogni mattina, la diabolica regina,
urlava con la sua voce cristallina:
-"Dal muro parla specchietto mio:
chi fra tutte è la più bella, se non io?
E lui rispondeva: "Ma certamente è Sua Maestà
che supera ogni beltà!
Così passarono dieci anni
e la regina ne fece di danni,
per accontentare le sue brame,
impaurì il reame.
Il re morì, pare avvelenato,
un intruglio della moglie sarà stato.
La sua figlioletta, per farla breve,
la principessa Biancaneve,
cresceva di petto e di bellezza,
per non parlare della spudoratezza,
con cui s’imponeva diete dimagranti
per la linea perfetta e per i vanti;
ma in ogni caso bella diventò,
e la matrigna, in bellezza superò.
Allo specchio, chiese la regina,
come faceva ogni mattina,
chi fosse la più bella fra tutte,
ma egli rispose con notizie brutte:
-"Non è più sua maestà,
a superare ogni beltà!
Ora Biancaneve è la più bella del mondo,
il tuo posto, mia regina, è il secondo."
La regina le avrebbe strappato le budella,
il cuore l’avrebbe messo in padella,
schiacciarla pestarla e riempirla di botte,
pugnarla e ridurla con le gambe rotte,
Il naso viola e gli occhi neri,
ma ahimè, eran solo desideri!
Chiamò il suo fido guardiacaccia,
col fucile e la borraccia,
gli disse con voce acuta e penetrante:
"Uccidi quella schifosa all’istante!
Portala nel bosco a fare una passeggiata,
e d’un tratto dalle una pugnalata!
Perforale il torace, portami il fegato e i polmoni:
infila i suoi organi in questi due sacconi.
se al mio ordine non obbedirai,
alla forca e alle torture passerai!"
Il povero vecchietto, quasi alla pensione,
dovette accettare la situazione;
portò la bella Biancaneve nella foresta,
e con una mossa lesta,
le sferrò una pugnalata alla testa
ma la giovane rapida e lesta,
si spostò velocemente:
che intelligente!
E sfiorata la morte,
insellò la moto e accelerò forte.
Il povero cacciatore, cosa doveva fare?
Si diresse al mercato a comprare,
il fegato e i polmoni di un cinghialetto,
sembravano umani, che piano perfetto!
Verso il castello, a tutta birra cavalcò
e andò dalla sovrana, la quale sibilò:
"Complimenti, questo è un bel lavoretto!
presto fatto e perfetto!
Metti questi organi nello stufato
e di al cuoco di farlo ben salato!"
Detto fatto, la cannibale regina
si diresse ad aspettare in cucina:
divorò lo stufato con gusto
poiché era cotto a punto giusto!
Pensando che fossero gli organi della rivale,
la quale,
era salva dalla boccaccia
dell’odiosa donnaccia.
Biancaneve, intanto era arrivata,
in una casetta abitata
da sette nani alquanto brutti,
grezzi, stupidi, bravi solo a fare i rutti.
Però, i sette nanetti, accolsero la ragazza in casa loro,
(sapendo che li avrebbe ricompensati in oro)
Così la principessa fece sosta,
e nella casa dei nani rimase nascosta.
A palazzo, la regina
chiese allo specchio alla mattina,
la solita domandina:
e lui rispose: "Il tuo posto, mia regina, è il secondo
poiché è ancora Biancaneve la più bella del mondo:
È ancora viva la tua bella rivale,
gli organi erano quelli di un cinghiale!"
Quanto avrebbe voluto cavarle gli occhi sadicamente,
tagliare la sua testa violentemente,
farle far marcire le cervella,
farle del fegato una mortadella.
Punito il guardiacaccia traditore,
chiese allo specchio con fragore:
-"Dimmi specchio, che m’importa:
Biancaneve dov’è, se non è morta?"
-"Ella è protetta da tizi strani,
sono sette, e son tutti nani!"
Bevve un filtro da lei inventato,
dal liquido stregato:
le tinse i capelli di bianco latte,
la faccia piena di rughe piatte,
il naso a forma di patata,
i denti giallo frittata.
Così tramutata da vecchia sporcacciona,
si tolse la corona,
e si vestì adeguatamente,
per essere indifferente.
Dal sarto poi comprò una cintura,
di quelle moderne senza cucitura,
fatta interamente,
in pelle di serpente.
E così andò nel bosco nero,
con umore fiero,
pensando che di lì a poco la figliastra,
sarebbe schiattata come una pollastra.
I sette nani minatori,
erano andati a cercare gli ori,
e Biancaneve stava sulla poltrona, sfinita,
a guardare la sua trasmissione preferita.
D’un tratto suonò il campanello,
Biancaneve guardando per l’occhiello,
vide una vecchietta,
sola soletta,
quindi con gentilezza aprì la porta,
e le diede in regalo una fetta di torta.
Disse Biancaneve: "Che bella cinturetta!"
E la vecchia: "Certo, è nuova di etichetta!
Se vuoi, te la regalo bella ragazza"
-"Ma no, siete pazza!"
-"No, non sto scherzando,
tieni, te la rendo!"
E così Biancaneve si provò la cintura,
la quale aveva una fattura,
e subito il respiro le mancò
e cadde a terra, hoibò!
La vecchia, che in realtà era la regina,
restò contenta come una cretina,
e si diresse un'altra volta a palazzo,
a chiedere consiglio allo specchio pazzo.
-"Dal muro parla specchietto mio:
chi fra tutte è la più bella, se non io?"
E lui le disse: "Il tuo posto, mia regina, è il secondo,
poiché è Biancaneve la più bella del mondo!
I nani, portando a casa una pepita,
le hanno tolto la cintura dalla vita!"
La regina le avrebbe bruciato le pelli,
strappato di dosso i capelli,
insaccarla come un salame invitante,
mangiata con del ketchup piccante,
tagliarla a pezzi e metterla in lavatrice,
bucarla con la macchina cucitrice.
Si spalmò una pomata strabiliante,
che la tramutò in un’altra vecchia all’istante.
Poi andò dal parrucchiere, e lasciandogli un pegno,
comprò un pettine di legno;
si diresse così dall' affascinante rivale,
alla quale voleva molto, molto, molto male.
I sette nani erano dal fruttivendolo a comprare,
e Biancaneve intanto stava a guardare
un film d’amore da far tremare i denti:
"La notte dei morti viventi".
Ad un tratto bussò alla porta,
una vecchina un po’ storta.
Biancaneve aprì felice,
alla matrigna traditrice
"Ciao carina, ma sei proprio una bella ragazza!"
"Malgrado sia scappata da una matrigna pazza!"
Così dicendo, la regina,
tirò fuori dalla taschina,
un pettine delizioso, e lo porse alla fanciulla,
e lei: "Oh, è di legno di betulla!"
Subito Biancaneve lo infilò tra i capelli,
e gli stregati dentelli,
si infilzarono nella sua testa,
lei svenne e la regina fece festa.
Si diresse a castello, nel paese
e, con voce cortese,
domandò il solito straziante quesito,
al suo specchio preferito:
-"Dal muro parla specchietto mio:
chi fra tutte è la più bella, se non io?" e lui rispose: "Il tuo posto, mia
regina, è il secondo,
poiché è Biancaneve è la più bella del mondo!
I nani hanno salvato la bella,
togliendole il pettine dalle cervella."
La regina voleva tagliarle la lingua sanguinante,
strapparle il cuore ancora palpitante,
farle una dose di veleno per ratti,
lavarle l’intestino nello scolapiatti;
metterla in bocca una bomba nucleare,
infilarle nella gonna un alveare.
Dopo aver preso una mela al mercato,
fece al fruttivendolo un dolce commiato.
La intinse in un calderone decadente,
colmo di una mistura puzzolente.
-"Questa è la volta per mandarti in rovina"
Pensò malvagia la regina.
Mischiò un filtro rosso con uno blu,
poi trattenne il fiato e lo buttò giù:
si tramutò in un’altra brutta zitella,
vestita sol di stracci e con una cestella.
Poi fece finta di essere una vecchia onesta
che vende mele nella foresta.
I nani erano andati al lunapark per un dì,
e Biancaneve stava lì,
mangiando le croccanti patate,
facendo le parole crociate.
Tre colpi forti e distinti,
rimbombarono sulle pareti e sui dipinti:
era un’altra vecchia rompona,
con delle mele in una cestona.
All’inizio la fanciulla non voleva aprire,
ma...che dire!
Aprì ugualmente alla porta di legno di pino,
e la vecchia le disse con un modo carino:
-"Oh, piccolina, hai fame?"
-"Si, i nani mi trattano come un cane!"
La vecchia le diede la mela rossa,
e Biancaneve si scavò da sola la fossa:
addentò la mela avvelenata,
e cadde a terra paralizzata.
Poi, la regina uscì dalla porta
e disse: "Urrà, è morta!"
Infine scappò a castello accontentata,
lasciando nell’aria una risata.
A casa la donna chiese allo specchio quasi sfinito,
il suo solito quesito:
-"Dal muro parla specchietto mio:
chi fra tutte è la più bella, se non io?"
e lo specchio rispose: "Ma certamente è Sua Maestà
che supera ogni beltà!
I nani hanno seppellito Biancaneve sotto terra,
e ora voi sarete sempre la più bella!"
La regina dalla felicità,
inaugurò una festa in tutta cordialità.
Invitò tutta, ma proprio tutta la città
e tutti si chiesero il perché, di tutta questa bontà.
Un principe che abitava nel paese accanto,
cavalcava in tutto vanto per la foresta,
finché lesse su una lapide funesta:
"Qui giace la vita breve
della fanciulla Biancaneve"
Il principe era così egoista e impertinente,
che volle vedere questa bellezza imponente.
Fece disseppellire il cadavere avvelenato,
che uscì dalla tomba con profumo di bucato.
L’antidoto per svegliare il sonno stregato,
fu il bacio aggraziato,
del principe gioioso,
che con fare orgoglioso
aprì i festeggiamenti per le nozze,
comprando squisiti cinghiali dalle zampe tozze.
Fu invitata anche la cattiva regina,
che, indossata la sua veste più carina,
chiese allo specchio stregato,
il monotono rompicapo,
-"Dal muro parla specchietto mio:
chi fra tutte è la più bella, se non io?"
ed egli rispose: "Il tuo posto, mia regina, è il secondo,
poiché è la sposa la più bella del mondo!"
Furiosa, la malvagia donna,
si strappo la preziosa gonna.
All’inizio al matrimonio non voleva andare,
ma era troppo scatenata per pensare!
Prese una carrozza e urlò con parole nere:
-"Corri alle nozze, stupido cocchiere!"
Ma arrivata alle fatidiche nozze,
con un urlo fece spaccare le tinozze:
sull’altare riconobbe Biancaneve ormai sposata,
subito pensò: "Non può essere resuscitata!?"
Ma non ebbe nemmeno il tempo di far tremare i denti,
che le incalzarono delle pantofole roventi,
ed ella dovette ballare una danza distorta,
finché cadde a terra, morta.
FINE